“Novecento”

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine..(..) Non è quello che vidi che mi fermò, Max. È quello che non vidi.(..) Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. (..) Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita. (..) Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, (..) e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai… quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. (..) 
(..) soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! (..) come fate voi laggiù a sceglierne una. A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. 
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è. (..)
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita.
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